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L’ARTE DI RICORDARE

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L’ARTE DI RICORDARE

A PALAZZOLO ACREIDE REALIZZAZIONE DI UNA STATUA IN MEMORIA DI GIUSEPPE FAVA

 

Fare memoria è uno dei compiti istituzionali della Fondazione Giuseppe Fava (www.fondazionefava.it), realizzato giorno dopo giorno con varie azioni: dal riordino dell’archivio di Fava – per agevolare la consultazione e la diffusione dei documenti da lui raccolti – alla pubblicazione di testi e scritti ormai introvabili, alla organizzazione di attività finalizzate alla crescita culturale e civile al fine di sviluppare, soprattutto nelle giovani generazioni che non hanno conosciuto Fava, una coscienza libera da condizionamenti sociali, libera e antimafia.

Nel bel mezzo di due importanti ricorrenze, il quarantennale dell’uccisione e il centenario della nascita di Giuseppe Fava, nei concittadini matura l’idea di fare memoria mediante una statua urbana dell’intellettuale palazzolese. Il Coordinamento Fava di Palazzolo Acreide recepisce l’idea e se ne fa carico coinvolgendo la Fondazione Fava, alla quale viene dato mandato di avviare le varie procedure organizzative. Il Comune concede in concessione perpetua il suolo pubblico, vengono contattati cinque Maestri Scultori di chiara fama, invitati a presentare il loro progetto per «un’opera che ricordi Fava senza celebrarlo; e dunque la semplicità di Fava, la sua antica abitudine a non atteggiarsi mai, la sua dimensione di uomo e di intellettuale che si ritrovano insieme senza sforzo. Una rappresentazione scultorea di Fava che induca a rivolgergli la parola, più che a offrirgli corone di fiori».

Una Commissione ad hoc (composta da rappresentanti della famiglia Fava, della Fondazione Fava e del Comune di Palazzolo Acreide, e da due Professori dell’Accademia delle Belle Arti di Catania e Siracusa) ha scelto il progetto del Maestro Giuseppe Agnello, che raffigura Fava seduto su una panchina di piazza Nigro a Palazzolo, che scrive sul suo taccuino con lo sguardo rivolto al Liceo Platone. Un fil rouge di sensazioni e sentimenti, con lo sguardo e il pensiero di Fava rivolto agli studenti che nel Liceo sono educati e, di ritorno, la possibilità che gli studenti hanno, dalle finestre del loro Liceo, di guardare la statua col pensiero rivolto al loro illustre concittadino e ai suoi insegnamenti.

Il costo totale del progetto (IVA inclusa) è di 52.460,00 €. Con l’aiuto della #gentelaboriusa: contiamo di raccogliere attraverso le vostre donazioni digitali sulla piattaforma 15.860,00 € che copriranno le spese della modellazione in argilla.

 

CHI È GIUSEPPE FAVA

Giuseppe Fava nasce a Palazzolo Acreide, in provincia di Siracusa, il 15 Settembre del 1925. Profondamente innamorato del paese natale, dove i genitori abitarono sino alla fine degli anni ’90, lo visitava spesso e lo ha celebrato nei suoi scritti. Negli anni ’40 si trasferì a Siracusa per frequentare il Ginnasio ed il Liceo. Fu tra i migliori alunni del Liceo Gargallo, che recentemente ha intitolato all’illustre allievo la Biblioteca dell’Istituto. Visse a Siracusa gli anni della guerra in Sicilia, dedicando a quel soggiorno splendide pagine.

Dopo gli studi liceali si trasferì a Catania e si laureò in Giurisprudenza. Alla carriera di avvocato preferì la professione di giornalista, che iniziò come cronista al giornale Sport Sud di Catania.

Alla fine degli anni ’50, col cambiamento di gestione di quel quotidiano, passò al giornale L’Isola – Ultimissime, prima di approdare, sempre come capocronista, al quotidiano catanese del pomeriggio Espresso sera, ove lavorò per oltre venti anni. In quel periodo, oltre l’impegno quotidiano al giornale, fu inviato speciale del settimanale milanese Tempo, e corrispondente del Tuttosport di Torino.

Oltre alle numerose inchieste giornalistiche, raccolte successivamente nei volumi Processo alla Sicilia (1970) e I Siciliani (1980), negli stessi anni maturò una straordinaria vocazione artistica, letteraria e pittorica. Numerosi furono i premi vinti (Premio Vallecorsi con Cronaca di un Uomo, Premio IDI con La Violenza). Gli anni successivi videro la pubblicazione di opere di grande maturità e complessità che hanno consacrato lo scrittore siciliano come acuto testimone del suo tempo e come profondo studioso ed esperto del fenomeno della mafia siciliana.

Nel 1980 fu chiamato alla direzione del Giornale del Sud, idea editoriale maturata all’interno dell’ambiente imprenditoriale, politico e giornalistico della Catania di quegli anni. Fu subito un giornale irriverente, senza prudenze, né ossequi. I notabili furono chiamati a rispondere dei loro misfatti, il sacco edilizio, l’arrembaggio dei mafiosi, la rassegnazione degli onesti. La reazione al pericolo rappresentato da Fava e dal Giornale del Sud fu immediata e forte: la censura, le minacce, gli attentati ed infine il licenziamento. Pochi mesi dopo la rottura di Fava con l’editore il giornale cessava le pubblicazioni.

Nel 1982 Giuseppe Fava costituisce, insieme alla parte della redazione del Giornale del Sud che ne aveva condiviso le scelte di fondo,  la cooperativa editoriale Radar e registra una nuova testata I Siciliani. Con quel mensile dall’elegante veste tipografica, Fava aveva scelto di raccontare la Sicilia come metafora di quei tempi: la devastazione dell’ambiente, la trappola nucleare di Comiso, la sfida della mafia. Temi che aveva già affrontato nella attività letteraria e che trattava ora col rigore del giornalista. Giornale di inchieste in tutti i campi della società: politica, attualità, sport, spettacolo, costume, arte, che vuole essere appunto il documento critico di una realtà meridionale che profondamente, nel bene e nel male, appartiene a tutti gli italiani. Un giornale che ogni mese sarà anche un libro da custodire. Libro della storia che noi viviamo. Scritto giorno per giorno.

I temi sviscerati quotidianamente nelle inchieste, strettamente contestualizzati nel decennio italiano che tentava disperatamente di lasciarsi alle spalle gli anni di piombo, maturarono la forte idea teatrale de Ultima Violenza, andata in scena al Teatro Stabile di Catania nel novembre-dicembre 1983. Dramma documento di quello che può succedere quando la società ferita e morente farà l’ultimo tentativo di salvezza; un processo a sette personaggi coinvolti forse in un solo assassinio, politici, finanzieri, terroristi e mafiosi, emblematici di tutta la violenza. Il palazzo di giustizia stretto in assedio; fuori l’imminenza della tragedia; può essere una terribile rivolta popolare, oppure il trionfo degli assassini. Una tragedia collettiva dalla quale emerge la vicenda di un uomo solo in cui si aggrovigliano tutte le componenti drammatiche, il dolore, la paura, l’ironia, la vendetta, la speranza, il sogno. Un personaggio che si eleva solitario e misterioso nel cuore della tragedia fino alla rivelazione finale. Arcangelo o diavolo? Domanda giusta, poiché non sappiamo chi sarà presto o tardi il padrone della società italiana e quindi della nostra vita.

Ancora una reazione al pericolo Fava, questa volta ancora più forte, cinque pallottole umide di pioggia la sera del 5 Gennaio del 1984, alle 21,30.

Non fa in tempo a voltarsi né a stupirsi. Probabilmente non si accorge neppure di morire. Sarà l’unico effimero conforto per la famiglia.

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