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Cuore non mente

17%
Tempo rimasto
14
giorni rimasti
  • Donati

    €870,00

  • Obiettivo

    €5.000,00

  • Donatori

    43

L’Alzheimer visto con gli occhi dei più piccoli: quelli degli alunni dell’Istituto Comprensivo Salvatore Raiti di Siracusa, che grazie al progetto “Cuore non mente” realizzeranno un cortometraggio che vedrà protagonisti gli anziani affetti da una delle patologie più diffuse in Italia. Un’iniziativa che si pone l’obiettivo di promuovere una corretta informazione e sensibilizzare su una malattia che divora lentamente la memoria e annienta l’identità della persona e dei suoi affetti.

L’Alzheimer, infatti, crea un vero e proprio distacco affettivo tra il malato e i familiari che lo assistono: l’aiuto che spesso questi ultimi possono offrire è basato principalmente sulla stimolazione della memoria di eventi di vita vissuta, con l’obiettivo di tenere salde le redini dell’amore reciproco. Attraverso un breve film gli alunni della scuola – coadiuvati da attori professionisti – cercheranno di raccontare ciò che avviene a livello emozionale all’interno della mente del malato quando i familiari lo sostengono in questo percorso.

Con i 5000 euro raccolti, la scuola potrà acquistare/affittare le attrezzature e i materiali di scena per girare il cortometraggio “Affetti in Affitto”. Tutta l’iniziativa ha lo scopo dichiarato di promuovere una nuova sensibilità nei confronti di una patologia di cui si parla ancora troppo poco. Parte, infatti, da Siracusa e dalla scuola Raiti, un movimento d’informazione, educazione e sensibilizzazione verso una malattia crudele, che scava un solco affettivo, spesso incolmabile, tra chi ne soffre e i suoi cari.

Una campagna che vivrà di molteplici eventi e si dipanerà attraverso differenti esperienze: di tipo culturale, scientifico, artistico e di cui il cortometraggio che si andrà a realizzare dovrà rappresentare il perno centrale, il momento più alto, la punta di diamante. Perché attraverso di esso si vorrà arrivare all’opinione pubblica di ogni età, proponendolo a tutte le scuole, cosicché se ne parli tra i giovani, con un linguaggio altrimenti difficile da usare, nei confronti di una malattia che per sua stessa natura tende a isolare chi ne soffre e chi affettivamente la subisce.

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